"Quando si lavora per piacere agli altri si può non raggiungere lo scopo ma le cose che si compiono per far piacere a noi stessi hanno sempre la probabilità di interessare qualcuno."
Marcel Proust

in occasione della giornata del contemporaneo organizzata da AMACI
LA BIBLIOTECA DI NORMA STANDAR'S HOME

mostra di Alessio Larocchi
a cura di Maria Rosa Pividori
presentazione di Elisabetta Cazzaniga

14 Ottobre 2017 alle18:30 
in collaborazione con 10.2! international research contemporary art 



I libri di Larocchi, come seducenti sculture, si estroflettono dal muro o si allineano in bella vista dietro una vetrina.
Oggetti d'arredo colorati e "senza peso" la cui bellezza ne sotterra la funzione. Il colore "occupa uno spazio" dietro al
quale ogni indagine appare superflua. Veniamo conquistati dalle sfumature e dagli accostamenti di tono. I libri rilegati
in copertina rigida sono trattenuti da una bacheca trasparente che li trasforma in blocchi compatti simili a
parallelepipedi e cubi.
Solo avvicinandoci e interagendo con i solidi che abbiamo di fronte possiamo capire il significato che è celato
dietro questa apparente costruzione rigida, fredda, distaccata. La fruizione genera una modificazione dell'oggetto che
pare scomporsi ai nostri occhi, provoca il superamento di una cortina che, per quanto bella sia, ne rende opaco il
senso. La bacheca è un oggetto che svela e si svela solo a contatto di occhi indiscreti. Ci accorgiamo allora che ciò che
abbiamo davanti sono dei libri apparentemente simili per forma, ma non uguali. Non è solo il colore che cambia.
Scopriamo infatti un vero libro sfogliabile, leggibile. E' un'interferenza che rivela l'anomalia e nella diversità si aprirà
un nucleo intimo e ricco, quello sì accogliente.
Cercare indizi, pur nel rispetto dell'opera, è ciò che Larocchi ci spinge a fare.
Varcare la soglia della superficie significa in questo caso superare "l'apparentemente visibile", quindi non
lasciarsi incantare, o sopraffare. Tutto è in superficie ma al limite della visibilità: è là l'incanto.

Alle pareti simulazioni di pagine ingrandite. Scrivere significa tracciare segni grafici convenzionalmente attribuiti a un
determinato sistema linguistico, ma cosa accade se la scrittura non è codificata? Occorre procedere per altre vie.
E' quello che l'artista chiede.
                                                                                               
In Omografie una serie di segmenti simili ad alfabeto morse vengono intervallati da disegni,
piccoli labirinti e figure in costruzione. Un'immagine simile a cartolina ormai sbiadita occupa la parte centrale. Non
siamo dotati di termini di paragone, non possiamo procedere utilizzando un linguaggio codificato, ma l'analisi del
quadro, un micro mondo, può aiutarci. Lo spazio generato da punti e linee non è mai chiuso, gli elementi in
costruzione hanno possibilità di mutamento. Nulla è rigido, possiamo percorrere ogni strada tracciata, ma l'assoluta
precisione dei segni mostra al contempo un rigore che non cede il passo al caos. Il rigore è la modalità di costruzione,
la cura di un tracciato che rende ogni "passo" gesto irripetibile. Non ci saranno cloni, ogni piccola variazione rende una
diversa poeticità. Allora una libreria all'apparenza "anaffettiva" e dei "disappunti" celati e dimenticati riemergono in
tutta la loro umanità portandosi addosso una piccola storia o un frammento di questa. Riappropriarci di questi
frammenti non omologati significa tracciare la nostra storia.      Elisabetta Cazzaniga