"Quando si lavora per piacere agli altri si può non raggiungere lo scopo ma le cose che si compiono per far piacere a noi stessi hanno sempre la probabilità di interessare qualcuno."
Marcel Proust


15/04/2011 Iran, incontro con Marina Nemat a Udine e a Pordenone

L'iran e la libertà
Incontro con

Marina Nemat
scrittrice, dissidente, esule iraniana

UDINE - 18 aprile 2011, alle ore 18.00, Libreria Feltrinelli

PORDENONE – 19 aprile 2011, alle ore 20.45, Palazzo Montereale Mantica



Imprigionata appena sedicenne, condannata a morte, dopo due anni passati nel carcere di Evin in Iran nel corso dei quali è stata sottoposta a torture, continui interrogatori, violenze e abusi sessuali Marina Nemat non ha scelta: ha salva la vita in cambio della conversione all’Islam e del matrimonio con uno dei suoi carcerieri. Nata a Teheran nel 1965 da una famiglia cristiana di origine russa, sul finire degli anni Settanta vede per le strade della sua città le proteste contro lo scià di Persia e assiste alla rivoluzione islamica, fino a quando un giorno a scuola si alza in piedi e chiede all’insegnante di spiegare il calcolo matematico invece di continuare a fare solo propaganda. La condanna arriva poco dopo. Esce dal carcere per aver sposato Ali Moosavi e, dopo la morte di quest'ultimo, sposa il suo attuale marito e fugge in Canada. Ci vorranno oltre dieci anni prima di riuscire a elaborare la violenza attraverso la scrittura. Nascono così i suoi due romanzi Prigioniera di Teheran (Cairo) e Dopo Teheran. Storia di una rinascita (Cairo). Il primo libro è tradotto in tredici lingue e oggi Marina Nemat viaggia in tutto il mondo per raccontare la sua esperienza, per descrivere la vita nel proprio paese e soprattutto per essere testimone di una battaglia per la libertà e di un processo di civiltà.
Suoi interventi in questa direzione, accanto a quelli di altri testimoni, sono contenuti nei volumi La libertà e La democrazia editi da Spirali.

Invitata dall'Associazione “la cifra”, Marina Nemat parlerà dei suoi libri e della sua esperienza in una conversazione con Antonella Silvestrini a Udine lunedì 18 aprile alle 18 alla libreria Feltrinelli e a Pordenone martedì 19 alle 20,45 a palazzo Montereale Mantica. La mattina del 19, inoltre, incontrerà gli studenti delle scuole superiori di Pordenone.
Questi appuntamenti sono organizzati in collaborazione con Banca Popolare FriulAdria Crédit Agricole, Comitato Neda Day e pordenonelegge.it, con il patrocinio dei Comuni e delle Province di Pordenone e Udine e con il sostegno di Palazzetti, Quorum, Tici, Libra, Prosciutteria Fratelli Martin, Tipolitografia Martin, Regìa comunicazione per l'impresa, e iodonna.


Lo ricordo molto chiaramente: alzai la mano e chiesi all’insegnante di calcolo: “Perché non insegni il calcolo invece della propaganda?”. Rispose: “Se non ti piace quello che insegno, vattene”. Allora, raccolsi i miei libri e uscii, seguita dalla maggior parte della classe. Fu l’inizio di uno sciopero che durò tre giorni. Diventai una leader. Era qualcosa di molto semplice, non c’era nessuna ideologia dietro: ero una ragazza di sedici anni che cercava di combattere per i propri diritti. E una ragazza di sedici anni, come anche voi sapete, pensa di essere invincibile. Lo pensavo anch’io, finché vennero a prendermi e mi portarono in prigione. […] Infine, fui costretta a sposare uno dei miei inquisitori. Essenzialmente, si trattò di uno stupro legalizzato. Cosa faresti se a diciassette anni il tuo inquisitore ti dicesse “se non diventerò il tuo ragazzo, arresterò i tuoi genitori”? È sorprendente, ma a Evin fondamentalmente mi trovavo in due carceri: una era rappresentata dalle mura che mi circondavano e che mi separavano dalla mia famiglia, l’altra era la prigione della mia vergogna non soltanto di essere diventata prigioniera politica ed essere stata torturata e così via, ma anche perché mi trovavo in questa strana relazione, se così si può chiamare, con il mio inquisitore.
Tratto da La libertà, Spirali, pp. 96-98

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