"Quando si lavora per piacere agli altri si può non raggiungere lo scopo ma le cose che si compiono per far piacere a noi stessi hanno sempre la probabilità di interessare qualcuno."
Marcel Proust


30/11/2010 PASOLINI e il calcio. Casarsa 27 novembre

Centro Studi Pier Paolo Pasolini - Casarsa della Delizia
Comune di Casarsa della Delizia - Assessorato alla Cultura

in collaborazione con

Sangiovannese Calcio
Sas Casarsa
Vecchie Glorie Calcio

annunciano l’iniziativa

27 novembre 2010

PROGRAMMA

ore 10:30
Vecchio Campo Sportivo
PARTITA TRA
SAS CASARSA e SANGIOVANNESE CALCIO

ore 16:30
Teatro Pasolini
CONVERSAZIONE
PASOLINI E IL CALCIO
interventi di
Oliviero Beha, Alberto Garlini, Valerio Piccioni, Bruno Pizzul
Massimo Raffaeli, Mario Valdemarin

lettura da Fútbol bailado
di Alberto Garlini
coordina
Massimo Raffaeli


con i contributi filmati

Il campo di calcio del Casarsa di Pasolini
(da un film di Elio Ciol, anni Cinquanta)

Pasolini intervista il “suo” Bologna
(da Comizi d’amore, 1963)

L’ultima partita
(da Pier Paolo Pasolini e la ragione di un sogno
di Laura Betti, 2001)

montaggio a cura di cinemazero
commenta Andrea Canzian


un ringraziamento a Claudio Colussi, Piero Colussi, Gianmario Curreli, Antonino Giordano, Antonio Marinelli, Cav. Mario Muccin, Marco Salvadori

L’iniziativa è realizzata con il sostegno di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Provincia di Pordenone, Città di Casarsa della Delizia
e con
FriuliAdria-Credit Agricole


Pier Paolo Pasolini con la squadra della SAS Casarsa (1948)

Pier Paolo Pasolini con la la squadra della Sangiovannese Calcio (1946)


Info
Centro Studi Pier Paolo Pasolini
via G. Pasolini 4, Casarsa della Delizia
tel/fax 0434.870593
info@centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it, www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it
Un appunto di Massimo Raffaeli


In una delle stanze del Centro Studi Pasolini di Casarsa della Delizia “l’arredo residuo si limita a due foto che immortalano le squadre di una delle ultime partite giocate da Pier Paolo, l’incontro di riconciliazione fra la troupe di Salò e quella di Novecento capitanata da Bernardo Bertolucci, a Parma nella primavera del ’75, cui peraltro è ispirato un romanzo molto singolare di Alberto Garlini, Futbol bailado (Sironi 2004). (…). Pasolini ha giocato a calcio da ragazzo, disputando partite interminabili da ala destra e sinistra, minuto e agile com’era, nei prati bolognesi di Caprara, dalle parti dell’attuale Ospedale Maggiore, quando lo chiamavano “Stukas” per la velocità e per lo stile netto che si ispirava a Biavati e Reguzzoni, le due estreme del grande Bologna, lo stesso che faceva cantare ai tifosi “Il Bologna è uno squadrone/ che tremare il mondo fa”. Egli ha giocato fino all’ultimo e lo testimonia la bella biografia per immagini di Mario Desiati Album Pasolini (introduzione di Graziella Chiarcossi, “Oscar” Mondadori 2005), mostrando in numerose foto una passione agonistica che poteva sfiorare la veemenza: ci sono immagini che lo sorprendono, già a Roma, mentre in giacca e cravatta non resiste alla tentazione di dare due calci con nugoli di ragazzini, in borgata o fra gli sterri di Monteverde Nuovo. Pur essendo ormai un tifoso in esilio, a Roma va spesso a vedere le partite nel nuovo stadio Olimpico, come attesta il frammento sonoro (www.pasolini.net/ascolto.flash04.htm) del suo amico e correligionario rossoblu Paolo Volponi, il grande scrittore urbinate: “Lui era tifoso del Bologna come me, anche questo ci univa, mentre Giorgio Bassani era tifoso della Spal. Andavamo a vedere la Roma, la Roma famosissima che aveva tanti assi ma che perdeva sempre, beccava in casa col Legnano, col Modena, e allora per noi era un divertimento immenso, vedere come si disperava la folla romana davanti a questi disastri che le capitavano sistematicamente, tutte le domeniche: la Roma aveva quattro o cinque svedesi famosi, che però non combinavano nulla, e allora ridevamo…” E’ infine a Roma, negli anni sessanta, che Pasolini scrive articoli e testi per il calcio poi meritoriamente raccolti da Valerio Piccioni in Quando giocava Pasolini. Calci, corse e parole di un poeta (Limina 1996), dove è contenuta la seguente memoria apparsa su “Il Giorno” del 4 gennaio 1969: “Io sono tifoso del Bologna. Non tanto perché sono nato a Bologna quanto perché a Bologna (dopo lunghi soggiorni, epici, o epico-lirici, nella valle padana), sono ritornato a quattordici anni, e ho cominciato a giocare a pallone. […] Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso. Allora, il Bologna era il Bologna più potente della sua storia: quello di Biavati e Sansone, di Reguzzoni e Andreolo (il re del campo), di Marchesi, di Fedullo e Pagotto. Non ho mai visto niente di più bello degli scambi tra Biavati e Sansone. […] Che domeniche allo stadio Comunale! Ma, strano a dirsi, tutto è cambiato in questi trent’anni. Mi ricordo di quel tempo come se fosse il tempo di un morto; tutto è cambiato, ma le domeniche agli stadi, sono rimaste identiche. Me ne chiedo il perché…”.