"Quando si lavora per piacere agli altri si può non raggiungere lo scopo ma le cose che si compiono per far piacere a noi stessi hanno sempre la probabilità di interessare qualcuno."
Marcel Proust


03/03/2011 Pasolini. Uno gnostico innamorato della realtà. Incontro con Filippo La Porta

Centro Studi Pier Paolo Pasolini

con il sostegno di
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Provincia di Pordenone, Comune di Casarsa della Delizia

in collaborazione con
Libreria “Al Segno” - San Vito al Tagliamento (pn)


presenta per il percorso di
Incipit. Incontri con libri e autori

l’incontro-dibattito
Ma Pasolini va preso alla lettera?

con
Filippo La Porta
autore di Pasolini. Uno gnostico innamorato della realtà

(Le Lettere, 2^ ristampa, 2010)



Sabato 26 febbraio 2011 – ore 17.30
Centro Studi Pier Paolo Pasolini

Via G. A. Pasolini 4, Casarsa della Delizia (pn)



Filippo La Porta, una delle voci più libere e militanti della critica letteraria italiana, aprirà a Casarsa sabato 26 febbraio, alle ore 17.30, il programma di “Incipit”, un percorso ideato dal Centro Studi Pasolini per l’incontri con libri e autori di ambito pasoliniano e che in seguito conoscerà ulteriori due tappe con la presenza, il 3 marzo, di Graziella Chiarcossi e Nico Naldini, per la presentazione del libro Il film dei miei ricordi di Susanna Colussi Pasolini (Archinto, 2010), e, il 14 aprile, di Paolo Puppa dell’Università di Venezia, autore di Lettere impossibili. Fantasmi di scena da Ibsen a Pasolini (Gremese, 2010) e relatore sui possibili rapporti tra le esperienze pedagogiche di Pasolini e Don Milani.
A Filippo La Porta si deve invece uno dei saggi critici più stimolanti e problematici degli ultimi anni, Pasolini. Uno gnostico innamorato della realtà, che, uscito nel 2002 per l’editrice Le Lettere, ma ristampato nel 2010, si avvale di un approccio “inattuale” a Pasolini, interpretato, amato e ammirato come un fratello maggiore, più che come un padre a cui attingere linee letterarie o politiche per il nuovo millennio. Affine in questo senso ad un pugno di altre figure (Ignazio Silone, George Orwell, Carlo Levi o Ivan Illich), espulse dal nostro orizzonte culturale e rimesse in circuito da morte dopo essere stati scomode e inassimilabili in vita, Pasolini non è per La Porta un modello proprio per l’irripetibile carattere tragico-eroico della sua proposta e per quel suo bisogno imperioso e inimitabile di dire la verità, che scaturiva da un impulso appassionato di sincerità totale, disarmata e talora perfino autolesionista.
Per La Porta, Pasolini offre tuttavia il paradigma rarissimo di un intellettuale che, nell’intreccio tra biografia e pensiero, si oppone radicalmente alla tradizione della nostra cultura, malata di retorica elegante e di verbalismo astratto. Poeta per vocazione quasi compulsiva, alla ricerca dell’adesione alla realtà, Pasolini si è invece compiutamente espresso come saggista “dilettante”, incurante di convenzioni letterarie e perciò libero e aperto a una formidabile indipendenza di analisi. Lì, lo scrittore “corsaro” ha mostrato più di ogni altro come qualsiasi critica del presente, rigettato con viscerale avversione per gli aspetti devastanti del capitalismo e della mentalità borghese, debba alimentarsi soprattutto di un amore genuino per il passato, per la bellezza e la verità in esso racchiusi, e non di utopie rivolte al futuro, ingannevoli e ideologiche.
Anche in questo nucleo fondante del suo pensiero, La Porta invita a diffidare di ogni lettura che chiuda Pasolini in formule riduttive ed evidentemente strumentali, perché dimentiche delle sue vitali e doloranti contraddizioni. Bisogna ripensare a lui come ad “religioso ateo e gnostico, un greco antico, imbevuto di tragedia e mito, che è passato attraverso esperienze intellettuali diversissime (cristianesimo ‘paolino’, pittura rinascimentale, antropologia, psicoanalisi, esistenzialismo) ed è catapultato nell’Italia indecifrabile di una modernità giunta male e in ritardo”.
Un maestro, dunque, il Pasolini di La Porta, ma solo a patto di non volere stringere in una dialettica pacificante l’enigma delle sue spiazzanti e divaricanti figurazioni, mai penetrabili fino al fondo oscuro di se stesse. Ci lascia perciò un compito, più che un’eredità: quello di trasformare ogni giorno le Erinni - divinità distruttive che oggi si esprimono come irrealtà e illusione di poter possedere e controllare la realtà- nelle Eumenidi, divinità benevole che invece ci mostrano il volto autentico del mondo, che non consola, non sempre è benefico, ma almeno è tangibilmente reale.


Filippo La Porta è docente a contratto presso l’Università Luiss di Roma, l’Università di Napoli Sant’Orsola e l’Università di Cagliari (marzo 2010). Inoltre, insegna presso l’istituto del Design Europeo e l’Istituto per comunicatori Montecelio. È membro del comitato editoriale della Gaffi e collabora con numerose testate giornalistiche, fra cui il “Corriere della sera”, “Il Riformista”,” Il Messaggero”,” Repubblica XL”, “Domenica “ del “Sole 24ore”. Ha scritto diversi libri di saggistica e critica, tra cui La nuova narrativa italiana (Bollati Boringhieri, 1995); Manuale di scrittura creatina (Minimum Fax 1999); Narratori di un Sud disperso (L’Ancora 2000); Pasolini, uno gnostico innamorato della realtà (Le Lettere 2002); L’autoreverse dell’esperienza. Euforie e abbagli della vita flessibile (Bollati Boringhieri 2005); Maestri irregolari (Bollati Boringhieri 2007); Dizionario della critica militante (Bompiani 2007), vincitore del premio De Lollis di Chieti; E’ un problema tuo (Gaffi, 2009); Uno sguardo sulla città (Donzelli, 2009); Meno letteratura, per favore” (Bollati Boringhieri, 2010). Ha curato Racconti italiani d’oggi (Einaudi Scuola 1997) e Il dovere della felicità (Baldini & Castoldi). Inoltre, i suoi saggi sono presenti nelle raccolte Patrie impure (Rizzoli 2002); Il banco dei cattivi (Donzelli 2006) ; E’ finita la controra (Manni 2009). Ha vinto il Premio nazionale Latina per il tascabile La Bancarella nella stagione 1997-98.







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