"Quando si lavora per piacere agli altri si può non raggiungere lo scopo ma le cose che si compiono per far piacere a noi stessi hanno sempre la probabilità di interessare qualcuno."
Marcel Proust


02/04/2013 lavoro/work/vore. Arte cont. Buttrio fino al 31 marzo


lavoro



work



vore



 



Il
lavoro è la questione centrale: un continuo infittirsi di articoli, servizi
radiofonici, televisivi, tavole rotonde, dichiarazioni d'intenti, oltre ad una
sequela di saggi, libri, film… materali che vanno ad ingombrare l'immaginario,
un certo immaginario, sul lavoro. Lo snocciolarsi di cifre, dati, località pare
più funzionale ad occultare prove e responsabilità della crisi in atto che a
trarre il bandolo della matassa. Unica conclusione, di cui si cerca di non
parlare, è la conclusione del lavoro stesso. LavoroWorkVore
è una mostra d'arte contemporanea visitabile tutti i
weekend da sabato 2 marzo alla domenica di Pasqua nella settecentesca Villa Di
Toppo Florio in via Morpurgo, 6 a Buttrio/Ud che, nella declinazione nazionale
internazionale e regionale, vuole essere una rete; non nel senso di connessione
tra soggetti dispersi nel cyber-spazio, ma in quello di una rete buttata nel
mare di problemi in cui stanno affogando masse di lavoratori per la perdita, la
non disponibilità, la crisi, la fine del lavoro. Una rete buttata in mare dallo
Spac – spazi pubblici arte contemporanea
- di Buttrio da un equipaggio di artisti che porteranno in mostra temi,
soggetti, questioni pescati nella burrasca del mare del lavoro. Natacha Anderes,
Paola Angelini, Niko Angiuli, Luca Armigero, Lucia Barbagallo, Neil Barbisan,
Dario Bellini, Enrico Bernardis, Stefano Bettini, Stefano Cagol, Gianluca
Codeghini, Andrea Contin, Leone Contini, Sabina Damiani, Laura Di Bidino, Iva
Kontic, Ugo La Pietra, Juan Pablo Macias,
Gianluca Marinelli, Sandro Mele, Maurizio
Mercuri, Pierpaolo Mittica, Francesco Montenero, Tadej Pogacar, Fabio Sandri,
Marco Secondin, Iacopo Seri, Eddie Spanier, Studio 203, Vedi Tu, Pleurad Xhafa,
Sebastiano Zanetti, una trentina di artisti provenienti da Albania, Canada,
Croazia, Italia, Inghilterra, Serbia, Spagna che saranno in mostra con oltre120
opere d'arte in forma di scultura, installazione, video, oggetto, foto,
pittura, grafica, performance, collage, docufilm, opere ispirate ai cambiamenti
epocali sul mondo del lavoro. Barbara Potocco
Assessore alla Cultura e Tiziano Venturini Sindaco di Buttrio inaugureranno la mostra a cura di Paolo
Toffolutti
preceduta alle 18.00 dagli
interventi di Gianpaolo Roccasalva

Fiom/Cgil Fvg, Matteo Gaddi
redattore
della rivista Progetto Lavoro, Derna Del Stabile
e Diego Travan Interna Group, oltre che degli artisti presenti all'inaugurazione.
Seguirà alle ore 20.00 rinfresco.



Le
tele di Natacha Anderes di primo acchito appaiono come oleografie di ottima
fattura che rimandano ad una conoscenza accademica dell'immagine del mondo. Ad
un più attento sguardo, ci fanno avvertire una realtà fatta di pongo. Opere che
parlano del "e;tradimento dell'immagine"e;, del tradimento di una realtà costruita
col lavoro ma che ha per fondamento tutt'altro progetto, il progetto di cui
parla Manu Ciao nella canzone "e;The king of the pongo"e;. Si tratta di un realismo
di facciata neanche più tanto interessato a salvare le apparenze e ben
consapevole di potersi insinuare per erodere, sottrarre sostanza alle cose per
produrre il peggio. La miseria del risultato è nello sconcerto, nel senso di
tradimento, nell'inganno, nella disillusione a cui le immagini con promessa di
crescita e sviluppo ci hanno relegati. In noi resta la frustrazione di un
bambino disilluso di fronte a questa pittura costruita come trappola, la casa
di dolciumi nella fiaba di
Hänsel e
Gretel
. Un vero e proprio
rimbambimento, illusioni e promesse mai esaudite.



 



Paola
Angelini con la tecnica della pittura ad olio su tela compone dei "e;panorama"e;
all'apparenza distinti e diversi ma che insistono nel mettere assieme uomini ed
animali catturati da un comune destino. La doppia faccia della stessa medaglia.
Una doppia faccia che fa sì che il modello fordista di montaggio delle
autovetture in catena di montaggio sia ispirato al sistema di macellazione del
bestiame e che se, da un lato, il corpo della bestia viene smontato ed ucciso,
dall'altro, le macchine ed i prodotti della industrializzazione vengono
assemblati e viene data loro vita. In questa doppia tensione si intrecciano
immagini fortemente simboliche che tengono insieme il destino delle specie
umana ed animale, accomunate da un filo di sangue. I tratti pittorici
estremamente rapidi e compendiari sottolineano l'urgenza posta dalla vita, che
rapidamente deve essere raccolta.



 



Niko
Angiuli decide di decostruire, come fosse lo smontaggio il significato
antropologico del lavoro. Pesca spunti ed immagini che fanno parte di un
repertorio storico legato alla cultura materiale del lavoro. Fa scontrare
culture ed immaginari che storicamente sono state separati, ma con la
globalizzazione e le nuove geografie dei popoli, si intrecciano e vanno in
corto circuito. Ancora, entra da protagonista all'interno di questa fiction sul
lavoro e diventa facchino per le calli di Venezia, città dove ha studiato.
L'archivio di situazioni che ne vengono fuori tradisce una volontà di
esplorazione analitica e di dialogo tra il mondo dei gesti prodotti con la
danza, il cinema, il reportage fotografico e quello dell'immaginario simbolico
legato al mondo del lavoro. Lavoro e spettacolo, lavoro e informazione, lavoro
e tempo libero vengono coniugati, confrontati, confutati con una ricca serie di
esempi facilmente leggibili, dove però ciò che continua a scapparci è lo
sfondo, il piano di riferimento del confronto, in quanto non più solido, non
più neutro, non più tabula rasa, ma sfondamento da trompe l'oeil che progressivamente può essere spostato a
piacimento di significato, per quei gesti, per quelle intenzioni che
all'apparenza ci hanno turbato con la loro semplice oggettività.



 



Luca
Armigero in alcuni suoi lavori affronta la fine del concetto di carriera
lavorativa, la fine delle prospettive, la fine della strada "e;carraia"e;,
richiamata dall'etimo della parola carriera, fine del tempo, azzeramento del
tempo futuro per far posto al solo just in time. Negazione del domani e della
fiducia delle nuove generazioni per un dopo. Tutto è consumato in tempo reale,
non sarà più possibile creare dei contratti, oggi tutto quanto è ipotecato
prima ancora di nascere, nasce già consumato, nasce rotto, nasce morto. I nuovi
prodotti finanziari nati sul modello dei contratti assicurativi, producono
utili su potenziali rischi futuri. "e;Future is today"e;, smalto su tela, annuncia
senza equivoci che il domani lo abbiamo già consumato e che non c'è altro, e
suona così distante dallo slogan del New Deal "e;Time is now"e;. Due slogan che,
come altre forme di annuncio, ritornano di frequente nelle opere di Luca
Armigero. In "e;Giovani Promesse"e;, dei volantini che rappresentano veri e propri
istogrammi tridimensionali usciti dalle pagine finanziarie, nel tempo reale di
apertura della mostra, vanno a sparire, non diversamente da ciò che accadeva alla
corporeità rappresentata con altrettanti chili di caramelle da Felix Gonzales
Torres. O "e;Work Buy Consume Die"e; che fa il verso a "e;Nasci Vivi Crea Muori"e; di
Bruce Nauman, anche se non tanto della logica dei segni si tratta, bensì di un
pragmatico realismo, del quale insegne e parole non fanno mistero.



 



Lucia
Barbagallo lavora nel togliere e nel rendere ancora più nitida l'immagine,
secondo la tradizione modernista della nuova oggettività. Compie un lavoro
meticoloso, tutto incentrato sul rimuovere ogni granello di polvere, ogni
ostacolo, ogni eccesso, ogni ritardo; sul restituire il soggetto ripulito da
ogni valore simbolico, da qualunque forma di narrazione. Ciò che resta è
un'immagine ieratica, chiusa in sé, dove tutti, vittime e carnefici, sono
indifesi.



 



Neil
Barbisan compie un reportage, visita un luogo di lavoro, un luogo dove, fino ad
un attimo prima, c'era stato il lavoro. Ne viene fuori un interno metafisico
alla Giorgio Morandi, dove gli oggetti abbandonati dalla loro funzione produttiva
si ricompongono in un ordine astratto, letterario, ricco di spunti pittoricisti.
Un interno descritto alla Guido Morselli in "e;Dissipatio HG"e;(1973) dove un
misterioso fatto ha tolto improvvisamente la vita sulla terra e dove la penna
dello scrittore visita i luoghi dalla prospettiva di un candidato al suicidio.



 



Dario
Bellini del lavoro parla portando l'esempio di un imprenditore illuminato, Adriano
Olivetti, del quale tratta la vicenda professionale ed esistenziale come fosse
una fiction o una sitcom, un vero e proprio affresco fatto di immagini ed oggetti
per evocare lo spirito dei tempi andati. Parla come un pittore dell'"e;Allegoria
ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo"e; o un pittore del Rinascimento che
rende grazie al principe; parla usando il foto racconto ed il video, in cui altri
artisti interpretano il ruolo dell'imprenditore e il gioco narrativo dello
scambio delle parti sposta e rielabora i significati delle cose dette. La
ricostruzione epica del principe e delle sue gesta diviene un'occasione per
re-interpretare la retorica del linguaggio, per esplorare significati secondi e
prossimi, rimasti impigliati nella rete del linguaggio.



 



Enrico
Bernardis costruisce ipotesi minimali sulla comunità dei viventi, elabora
progetti che il più delle volte rimangono allo stadio di rendering, di oggetti
e dispositivi a cavallo tra il design ed il ready-made. Il caso del lavoro
viene esplorato con una sequenza di ipotesi progettuali che costeggiano i
territori affettivi del soggetto. Un significato del lavoro non tanto sotto il
profilo sociale e collettivo, quanto dalla prospettiva intimista ed
individuale. Il lavoro è un'eco lontana che risuona in oggetti celibi.



 



Stefano
Bettini ricostruisce in tre racconti, la vicenda esistenziale di altrettante
donne che hanno speso il proprio tempo mescolandolo in parti disuguali vita e
lavoro. La tensione dello stare in vita e lo scotto rappresentato dal lavoro vengono
restituiti dal concetto di "e;luce desiderante"e;, una forza vitale simile
all'istinto di sopravvivenza che porta il soggetto a continui adattamenti, a
re-inventariare la propria vita. Alcune immagini poi fermano la narrazione in
video per poterne trattenere la forza e la bellezza.



 



Stefano
Cagol si insinua in un territorio da "e;The Day After"e;: immagini di un'umanità
ridotta alla solitudine, di una società isolata e dispersa che si cerca
producendo segnali luminosi in un mondo disabitato. Immagini e video come May-day
alla immediata ricerca di aiuto. In "e;Scintillio e Cenere"e; troviamo ancora
emergenze al centro dell'opera. Si ripete sempre la stessa storia: una comunità
di persone baratta la propria salute per un pugno di cianfrusaglie rilucenti.



 



Gianluca
Codeghini in "e;Non lontano da qui la gente si agita e basta"e; (2008) pone uno
specchio di fronte al soggetto ed a quella forza dissennata che spinge le
persone ad agire compulsivamente invece di riflettere, anche a costo di restare
prigionieri del lavoro o del gioco che diviene lavoro. Un meccanismo che
cattura ed imprigiona la vittima entro una dinamica disumana, che una volta
attivato non dà più scampo.



 



Andrea
Contin del lavoro incontra aspetti emotivi. In "e;S'i fosse foco"e; un materasso in
crine legato come un salame esprime la rabbia profonda di questa condizione
costrittiva, mentre in "e;Ne me quitte pas"e; richiama la celebre canzone di Jaques
Brel (1959), che l'artista interpreta come canto disperato nelle vesti di una
Drag Queen. In "e;I facchini sono sempre innamorati "e; ricerca nel lavoro aspetti
poetici sempre più dimenticati, che involontariamente trasformano il
significato delle azioni e delle cose.



 



Leone
Contini partendo da una lettura antropologica dei fatti culturali e sociali,
osserva il cambiamento in corso del territorio, nella fattispecie quello
toscano, dovuto all'immigrazione di comunità provenienti dall'estremo oriente.
Non si tratta solo di aspetti folcloristici, ma di segnali più profondi, che
riguardano coltivazioni, allevamento; che vengono in parte nascosti dal "e;Made
in Italy"e; nell'immaginario nazionale. Così come racconta le differenze di
valore e di costo, oltre che di lavoro per costruirla, di una abitazione per
una comunità di profughi rom kosovari.



 



Sabina
Damiani compie due excursus fuori e dentro la persona. Dapprima l'artista si insinua
nelle foto d'epoca compiendo un viaggio alla Kusturica nel passato della ex
Jugoslavia; poi, non contenta, entra nella condizione di melancolia dei suoi
coetanei ritratti in ambienti dove denso appare lo stato di insicurezza
esistenziale e la condizione del viaggio diviene strumento di esplorazione
dello stato emotivo delle giovani generazioni, sintomo e non causa di quella
precarietà generata anche dal problema occupazionale.



 



Laura
Di Bidino intercetta alcuni luoghi o ambiti in fase di mutazione che erano
luoghi del lavoro ed ora lo sono del dopo lavoro. La fenomenologia che si porta
dietro il lavoro è ricca di segni e trascina dietro sé non solo persone e
vicende sociali, ma territorio, ambiente, infrastrutture, funzioni… producendo
erosione sociale ed ambientale, trasformando in simili significati tradizionalmente
opposti. I vecchi luoghi del lavoro sono i nuovi luoghi dello shopping, del
tempo libero, dello svago.



 



Iva
Kontic osserva con attenzione il prodotto dalla cultura capitalista ed i modi
in cui è stato assimilato nel territorio della ex Jugoslavia. In "e;Mechanical
Dream"e; (2011) inquadra il sogno meccanicista, l'immaginario prodotto sulle
masse per la produzione e la commercializzazione di autovetture nella fabbrica
Crvena Zastava ceduta alla Fiat e, di conseguenza, la sua ricaduta in termini
simbolici sul Paese. In "e;Somewhere close to the rainbow"e; raccoglie un'intervista
di una giovane coppia che cerca lavoro e fortuna spostandosi da Belgrado al
Messico e poi all'Inghilterra. Una sequela di momenti che esplorano la
problematica della percezione individuale di un'altra cultura e quella della
ricerca di integrazione culturale all'interno della società occidentale dalla
prospettiva dell'immigrato, alla luce dei cambiamenti sul piano politico e
sociale dopo il 1989.



 



Ugo
La Pietra con la fiducia nella progettualità che ha caratterizzato più di una
generazione nata all'ombra della modernità, consegna al progetto, al rendering,
il compito di fare proprie le istanze di riscatto ed emancipazione sociale di
chi pensa l'architettura non solo come manufatto da visualizzare in pianta ed
alzato e da realizzare. "e;Fabbriche Dismesse"e; così come "e;Recupero e
Reinvenzione"e; o "e;Gli intellettuali lavorano per gli intellettuali e la
popolazione aumenta"e; sono già nel titolo eloquenti di come il progettista La
Pietra si sia da sempre infiltrato nelle linee nemiche alla ricerca del
dialogo.



 



La
serie "e;BSR"e; (2010-2012) di Juan Pablo Macias nasce da una collaborazione con
band anarco-punk di Città del Messico che hanno sostenuto la Biblioteca Social
Reconstruir per mezzo di concerti libertari. L'artista nel 2010 ha iniziato a
registrare in studio gruppi che suonano solo per le mobilitazioni politiche (Ratas,
Zona Roja, Nacidos del Odio…). L'utile generato da questa serie di
sculture-compilation sarà per l'acquisto di un nuovo spazio per la libreria
anarchica sfrattata. L'82% dei profitti generati dalle opere d'arte sarà
destinata ad un fondo di risparmio per la BSR, mentre il 18% per spese di
gestione e la ripresa degli investimenti per la produzione della compilation
successiva.



 



Gianluca Marinelli in "e;L'ambiente audio/cinetico di Antonio De
Franchis"e;, ricostruisce la singolare esperienza sperimentale di Antonio De
Franchis, un artista-operaio dell'Italsider di Taranto (oggi Ilva) che negli anni
'60 realizzava delle opere cinetiche in collaborazione con alcuni ingegneri. Il
docufilm inesorabilmente affronta la variazione di clima e di attese incorso
nei passaggi dell'industrializzazione dagli anni '60 ad oggi. Contemporaneamente,
l'artista apparecchia immagini fotografiche tratte da feste di pensionamento,
circoli dopolavoro, tornei di calcetto che ritraggono i lavoratori nella sobria
spensieratezza del loro tempo libero.



 



 



Sandro Mele, secondo la pratica degli ultimi anni '50
sviluppata con le mostre all'ICA di Londra, raccoglie video, foto, oggetti,
suoni, creando situazioni installative che pongono al centro dell'attenzione
aspetti socio-politici del soggetto. Il tema del lavoro ritorna continuamente,
direttamente od indirettamente, in molti dei suoi lavori che possono riguardare
vertenze operaie e sindacali per la difesa del posto di lavoro o situazioni di
sfruttamento e degrado socio-ambientale.
Working
poor
che si interroga sull'allarmante
fenomeno dei nuovi poveri, lavoratori ma indigenti, numerosi e silenziosi che
sembrano non esistere, e delle organizzazioni che si impegnano a contrastare il
fenomeno. La videoinstallazione "e;Dinamiche di un pensiero autonomo, FaSinPat -
ex Zanon"e;, racconta i diversi capitoli della storia dell'occupazione attraverso
le scene estrapolate dalla documentazione dell'archivio della FaSinPat (Fábrica
Sin Patrón,
Neuquén,
Argentina)









Maurizio Mercuri cerca a fatica di trovare posto nelle idiosincrasie e
contraddizioni della modernità, come in "e;Dominio della Tecnica"e;, un video
realizzato con tecnica amatoriale come la carta fatta a mano nella località
dove è nato, Fabriano; ma il tutto più che un fatto è un rifatto. La carta
fatta a mano in realtà è riciclata da carta prodotta industrialmente, il video
amatoriale scimmiotta il linguaggio dei documentari prodotti professionalmente,
così come la "e;Città medioevale"e; in realtà è una citta industriale. In "e;Anch'essi"e;
il celebre quadro di Millet
"e;Les
glaneuses"e; (1857) viene duplicato per
fare posto ad un doppio speculare del quadro stesso che ripete e sottolinea il
gesto delle tre contadine per evidenziarne l'innaturalità ed artificialità
della posa.



 



Pierpaolo Mittica ha lo sguardo curioso dell'esploratore, lo sguardo
dell'osservatore che s'infila in regioni ormai non più lontane del mondo per
osservare e farci osservare luoghi e persone, ambienti e comportamenti,
strizzando l'occhio a certa fotografia di comunità, a reportage di denuncia
dove la comunità di persone viene inquadrata all'interno dei bisogni primari
che li spingono ad agire. Ne risulta un mosaico di immagini, concepito in serie
che frequentemente documentano il tema del lavoro osservato con l'attenzione di
un fenomeno in via di estinzione.



 



Francesco Montenero dopo un periodo passato in
Estremo Oriente per conoscerne la lingua e la cultura, al rientro in Italia si
ritrova con una serie enorme di scatti fotografici che ne hanno accompagnato i
diversi viaggi. I calchi delle realtà raccolta vengono organizzati in serie che
sottolineano la contradditorietà dei luoghi comuni occidentali sull'oriente.
Molte trattano di dettagli della vita quotidiana, ad esempio persone che
dormono nel luogo del lavoro, che nel grande numero degli esempi portati,
divengono esemplari di stili di vita. Così come immagini di regimi, in passato
sacre ed ora profanate, che ripetute in differenti circostanze rafforzano e
creano lo stereotipo culturale.



 



Tadej Pogacar visita i meandri le pieghe del
sistema dove la vita si insinua e può trarre nutrimento. Affronta la logica
degli interstizi, degli spazi residuali che parte della popolazione di
qualunque nazione e latitudine del mondo impara a conoscere ed utilizzare,
spinta dalla legge di sopravvivenza. Nel seguire tali geometrie, Tadej scopre
un'infinità di ambiguità, contraddizioni, violenze, soprusi, crimini compiuti
quotidianamente dal potere nei confronti dei più deboli della Terra.



Fabio Sandri da sempre utilizza il materiale
fotosensibile per raccogliere delle impronte del reale. Le sue rayografie si
pongono in tutti i luoghi ma poi, col tempo, si sono unite ad una
documentazione restituita dalla videocamera alle pareti, allo spazio da dove è
stata asportata, per divenire esposizione multipla delle tracce di movimenti
della videocamera nello spazio. Sul lavoro e del lavoro l'intervento di Fabio
Sandri sottolinea la vacuità, la precarietà, la transitorietà, l'inconsistenza
della traccia.



 



Marco Secondin utilizza alcuni stereotipi
dell'accumulo, il fine principale del capitalismo; un accumulo a volte prodotto
scriteriatamente e che attraverso il fascino della magnificenza riesce ad
oscurare alcuni aspetti della mostruosità e della frivolezza che accompagnano
il suo eccedere. In "e;Rainbow"e;, l'artista accumula banconote con il gusto del
collezionista che raccoglie tutti i colori della carta moneta. In "e;Stai Tra"e; un
semplice nastro adesivo, come in preda ad una disfunzione, si gonfia e si
satura di tutti i colori in preda alla bulimia del potere.



 



Iacopo Seri fa di tutto per lavorare nel mondo
dell'arte. Si tratta di annunci, testimonianze ed attestati che comprovano e
documentano questa sua volontà di esserci. Anche l'arte, più che questione di
opere d'arte è questione di posto di lavoro, possibilità di stipendio,
possibilità di guadagno da conseguire infiltrandosi nel sistema tra gli
infiniti settori, ruoli, pratiche, funzioni, con l'arte di arrangiarsi così
nota nel nostro paese.



 



Eddie Spanier con affiches, video,
installazioni si insinua nei processi economici, descrive le scenografie della
produzione e del consumo delle merci adottando un'estetica americana anni '30.
Immagini e grafica che fanno sogno americano e, con la loro apparenza di
rendering e progetto, paiono sempre parlarci di un mondo futuro, ancora da
realizzare, mentre stanno in un passato mai interamente compiuto.



 



Studio 203 come collettivo di architetti affronta
gli aspetti socio-politici legati alla gestione del territorio e le derive e le
relazioni che confliggono con la pianificazione dello stesso; ne consegue che
la loro attività ha finito per determinarsi più come una professione di confine
tra più specificità e competenze, che molti degli elaborati da loro prodotti
fuoriescano dal genere progetto in quanto tale. Del lavoro lasciano una serie
di disegni che traggono ispirazione dai simboli politici, falce e martello,
fascio…elaborati con un disegno a penna che scava e corrode la superficie del
foglio in ragione dell'ambiguità simbolica del segno.



 



Vedi Tu, collettivo apolide, affronta in tre
tempi il tema del lavoro, una trilogia che inizia con il lavoro inutile, a
sottolineare una valenza di controllo sulle masse. Successiva, in un crescendo
nicciano, la presa di coscienza ed il rifiuto del lavoro sfruttato, ad indicare
la non necessità dello svolgimento quotidiano del lavoro. Infine, ma non ultimo,
il lavoro senza pausa in contrasto anche col precetto cristiano, il lavoro
esteso a tutti i giorni dell'anno.



 



Pleurad
Xhafa tematizza i luoghi e le modalità di vendita ed acquisto del lavoro come
in "e;Symmetrical mirrorcube with puppies of stray dogs inside"e; (2007) dove un
cubo specchiante con cani randagi al suo interno viene posto al centro di una
piazza di Tirana, solitamente conosciuta come piazza del mercato nero: uomini e
cani nelle immagini del video sembrano inseguire lo stesso destino. Oppure "e;Sokol
Peci"e; dove la testa di argilla di Milton Friedman viene modellata sullo sfondo
di paesaggi con sequenze in
loop, fino ad arrivare, inarrestabile, alla ringhiera di una nave, come il
vampiro sulla nave a vela per Wisborg nel film muto Nosferatu di Murnau.



 



Sebastiano
Zanetti con "e;Compro Odio"e; rende con estrema puntualità il processo di erosione
sociale prodotto all'ombra del lavoro. Un'opera che richiama lo spettro di
violenza e la deriva malavitosa che si adombrano come iene al capezzale del
lavoro che va a morire. La scelta de "e;Il tuffatore"e; ritorna sulla voglia di
cambiamento e sul fallimento dello sforzo, richiamando un video ed una canzone
del 1982 di Flavio Giurato.



 



 



 



Ideazione,
produzione e realizzazione del progetto sono ad opera di neo associazione
culturale di Udine e rese possibili dai contributi della Regione FVG
Assessorato alla Cultura Sport, dal Comune di Buttrio Assessorato alla Cultura,
e con la collaborazione della Pro Loco Buri, da Le Generali Assicurazioni,
Interna, Lis Neris, Associazione Artesello, Galleria Artra, Galleria Michela
Rizzo, Galleria Arte Ricambi, Associazione Modo, Bravi Market, Associazione
Culturale Lander, Libreria Antiquaria Martincigh. Orari d'apertura dal 2 al 31
marzo, sabato ore 16.00
19.00 domenica
11.00
13.00 / 16.0019.00. Ingresso libero, catalogo in mostra
con testi di: Chiara Di Stefano, Rachele D'Osualdo, Ambra Franzil, Veronica
Fratter, Matteo Gaddi, Alice Ginaldi, Michela Lupieri, Gianpaolo Roccasalva,
Antonio Sortino, Paolo Toffolutti, Guglielmo Vindigni.